ARTE E ARCHITETTURA

La chiesa, dedicata a San Biagio, è un probabile ampliamento di un edificio preesistente, eseguito al momento della ricostruzione del paese dopo la frana. L'impianto originario è romanico, con aggiunte da far risalire ai secoli XVI-XVIII. La facciata è a capanna, con un portale di tipologia tardo-cinquecentesca; sull'architrave una testina d'angelo alata e due gigli fiorentini; nel timpano, spezzato, un cartiglio con iscrizione non più leggibile. Nell'oculo che si apre al centro della facciata, che è a bozze di arenaria, troviamo tracce di restauri.

Massiccia la mole del campanile, edificiato su una delle torri del borgo medioevale, a pianta quadrata; la sua sistemazione dovrebbe risalire al tardo XVI secolo.

L'interno, coperto da soffitto decorato a cassettoni, è ad aula unica, con abside semicircolare di struttura seicentesca recentemente risistemata; il pavimento in cotto è abbastanza recente. Tra gli altari citiamo quello seicentesco contenente in una nicchia la statua di San Biagio, con una lapide che ricorda il contributo di Vincenzo Douglas Scotti e che è datata 1924; l'altar maggiore, di tipologia seicentesca con elementi che orientano verso il classicismo, datato 1799, annon in cui si ebbe un intervento su tutto il presbiterio; quello in pietra serena del lato destro, che reca la data 1600 e porta una lapide che ricorda Leale Onorio Cini; e quello in muratura del 1885, con una statua della Vergine e sotto una che rappresenta il Cristo morto.

Fra le tele: San Michele Arcangelo settecentesco proveniente dall'altare della Compagnia, copia di un celeberrimo dipinto di Guido Reni; il Martirio di San Biagio, tela dell'inizio del XIX secolo dietro l'altar maggiore, in cui il martire è raffigurato al centro del dipinto mentre viene colpito dagli assassini romani, opera di esecuzione popolare ma di notevole vivacità rappresentativa; la tela raffigurante Santa Teresa del Bambin Gesù, tardo-ottocentesca, di Augusto Bastianini, probabilmente autore dell'apoteosi della santa nella chiesa di Santa Caterina a San Marcello; l'Assunzione della Vergine, olio tardo seicentesco di ambiente emiliano; le due raffigurazioni di San Pietro e San Paolo ai lati della porta di ingresso. Fra i pezzi di oreficeria spiccano una bella lampada votiva datata 1719 decorata da motivi a cartiglio e a foglia e ornata da tre testine sostenenti le catenelle; un elaborato portacroce settecentesco, con croce argentea; un turibolo in argento sbalzato e traforato che reca la data 1716, riccamente decorato, che forma parure con una navicella coeva di impianto ancora seicentesco (entrambi donati da Domenico di Andrea Vannucci); un magnifico ostensorio argenteo datato 1648, decorato con motivi di foglie, elementi fitomorfi e teste di cherubino, arricchito nella teca da pietre semipreziose (è uno degli arredi seicentesci più importanti di tutta la Montagna pistoiese giunto a Mammiano per opera di Michele Pacini in suffragio dell'anima del fratello Lorenzo); il reliquiario di San Celestino martire donato da Marco Antonio Pacini nel 1684 assieme ad altri esemplari simili dedicati a San Deodato, San Venturino e Santa Benedetta, che reca sul retro un sigillo in ceralacca rappresentante un cinghiale andante sormontato dal cappello vescovile; un reliquiario multiplo in argento sbalzato e cesellato degli inizi del XVIII secolo; un notevole calice datato 1661 di manifattura fiorentina, con ghirlande, foglie, volute fitomorfe, teste di cherubini; un'elegante pisside che reca la data 1610.

CHIESA

Altare
In pietra serena del XVIII secolo di manifattura toscana. Nella nicchia sovrastante, una statua del patrono della chiesa (San Biagio) in abito vescovile. Sotto, una lapide datata 1924 che ricorda il contributo dato dal conte Vincenzo Douglas Scotti.

San Michele Arcangelo
Olio su tela dell'inizio del XVIII secolo. Proveniente dall'altare della compagnia, è una copia del celeberrimo dipinto di Gudo Reni, di fattura rozza e provinciale.

Lampada votiva
In argento sbalzato e cesellato datato 1719. A triplice sospensione è decorata da motivi a cartiglio e a fogliami e da tre testine che sostengono le catenelle.

Altar maggiore
In muratura e stucco di tipologia settecentesca, è databile 1799, anno in cui si ebbe la sistemazione dell'intero presbiterio.

Portacroce e Crocifisso
In ottone ed argento di manifattura toscana del XVIII secolo. Il portacroce è molto elaborato; la croce, argentea, ha finali decorati con teste angeliche e la raggera in ottone dorato.

Coro
In legno di castagna dell'inizio del XIX secolo. E' un lavoro sobrio e lineare di gusto classicheggiante.

Martirio di San Biagio
Olio su tela di ignoto toscano del XIX secolo. E' un quadro che va probabilmente attribuito ad artista locale, piuttosto popolaresco ma molto vivace e mosso nella rappresentazione.

Altare
In pietra serena; sotto la mensa una lapide recante scritto: "questo altare nel 1600 veniva scolpito per cura di Leale Onorio Cini da San Marcello alto dignitario ecclesiastico a decoro di un suo oratorio in luogo della La Selva e nel marzo 1902 parroco e popolo di Mammiano potevano qui erigerlo dedicandolo a San Giuseppe patrono universale della chiesa".

Lampada votiva
In ottone di manifattura toscana, secolo XVII. E' un esempio gradevole e raro di oreficeria seicentesca.

Aquasantiera
In marmo, della fine del XVIII secolo. A conchiglia, è un buon esempio di gusto rocaille un po' attardato.

Altare
In muratura, 1885, a imitazione della pietra serena. Nella nicchia una statua raffigurante la Vergine; sotto, una che rappresenta il Cristo morto. E' un oggetto che ripete moduli settecenteschi.

San Pietro e San Paolo
Due olii su tela di ignoto toscano ai lati della porta di ingresso. Si tratta di due dipinti fortemente caraterizzati in senso popolare di difficile datazione.

Santa Teresa del Bambin Gesù
Olio su tela della fine del XIX secolo di Augusti Bastianini. La santa col Bambino è fra le nuvole, attorniata da angeli. Il pittore è forse lo stesso che dipinse l'apoteosi della santa a San Marcello nella chiesa di Santa Caterina.

Assunzione della Vergine
Olio su tela di ignoto emiliano della fine del XVII secolo. E' un modesto esempio tardoseicentesco.

Crocifisso
In legno dorato e bronzo, secoli XV e XIX. Il piccolo Cristo certamente da un'altra Croce attualmente non identificabile; la Croce attuale è ottocentesca.

La vergine del Rosario
Stendardo processionale, XIX secolo. Un esempio non sgradevole di pittura ottocentesca probabilmente locale, ispirato ai modelli del seicento bolognese.

La Pietà
Olio su tela della fine del XVII secolo. E' una buona copia della Pietà di Annibale Carracci conservato al museo del Louvre.

Altare della Compagnia
In pietra serena scolpita, XVII o XVIII secolo. Reca una lapide che ricorda Lorenzo Pacini, fondatore dell'Ospedale di San Marcello.


Gerini B., Salvi F., La Provincia di Pistoia (vol. IV), Etruria Editrice, Firenze 1986